martedì 3 giugno 2008

L'ITALIA NON RIPUDIA LA GUERRA

www.peacereporter.net

Afghanistan - 22.5.2008

L'ITALIA NON RIPUDIA LA GUERRA


Il governo Berlusconi scopre le carte sulla guerra in Afghanistan

Ieri sera il ministro degli Esteri, Franco Frattini, dopo aver incontrato il suo omologo canadese Maxime Bernier, ha scoperto le carte del governo Berlusconi sull’impegno militare italiano in Afghanistan. Frattini ha dichiarato che “c’è bisogno di adeguarsi rapidamente alle minacce” e che quindi l’Italia è “pronta a discutere con la Nato la revisione dei caveat” al fine di garantire una “maggiore efficacia e flessibilità di impiego delle nostre truppe”. Il ministro ha detto che questi cambiamenti verranno discussi alla conferenza sull’Afghanistan in programma per il 12 giugno a Parigi. E saranno resi operativi ad agosto, quando l’Italia lascerà il comando della capitale Kabul ai francesi, spostando tutto il contingente (2.600 soldati) sul fronte occidentale di Herat e Farah.

Italiani in AfghanistanL’origine dei caveat italiani nella primavera 2006. I caveat sono le limitazioni imposte dal governo nazionale all’impiego delle truppe che operano in una missione internazionale. Essi riguardano due aspetti: l’area geografica di operazione e le regole d’ingaggio. Quando, nel maggio 2006, il generale britannico David Richards sostituì il generale italiano Mauro del Vecchio al comando della missione Isaf, la Nato stabilì che tutte le forze speciali e le forze aeree dei contingenti nazionali dovevano essere liberamente impiegabili su tutto il territorio afgano (anche sul fronte meridionale di Helmand-Kandahar) anche in operazioni offensive preventive. Il governo Prodi impose subito dei caveat che impedivano alle nostre truppe e ai nostri mezzi aerei di operare fuori dalle province del settore occidentale (Herat, Farah, Ghor, Baghis) e di prendere parte a operazioni di guerra che non fossero azioni di difesa. Fu stabilito che le deroghe a questi caveat erano possibili solo previa autorizzazione del governo italiano, rilasciata non prima di 72 ore dalla richiesta dei comandi Nato.
Italiani in Afghanistan
Il loro progressivo allentamento da fine 2006 a oggi.
Pochi mesi dopo, su pressione di Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada, il governo di centro-sinistra autorizzò segretamente una maggiore flessibilità nel rispetto dei caveat. Questo permise un sostanziale adattamento dell’Italia alle nuove regole d’ingaggio della Nato e quindi la partecipazione dei nostri soldati e delle nostre forze speciali a diverse operazioni di combattimento, offensive e non più solo difensive. La limitazione geografica dell’impiego del nostro contingente è rimasta invece sempre in vigore: i nostri elicotteri non vennero inviati in soccorso dei britannici circondati dai talebani a Musa Qala, le nostre truppe, comprese le forze speciali, non hanno mai varcato i confini meridionali del settore ovest. Ma nei mesi scorsi anche questa limitazione pare sia venuta meno: secondo indiscrezioni, a marzo il governo Prodi ha autorizzato la partecipazione degli incursori italiani della Task Force 45 a un’operazione anti-guerriglia (ufficialmente si trattava di un’esercitazione) delle Sas britanniche e dei Berretti Verdi statunitensi nelle province meridionali di Helmand e Kandahar.

Italiani in AfghanistanIn concreto, ecco cosa cambierà dalla prossima estate. Frattini ha parlato di “revisione”, non di “abolizione” dei caevat. E’ quindi probabile che a Parigi l’Italia proporrà semplicemente di rendere ufficiali e stabili le ‘concessioni’ ufficiose e occasionali già fatte dal precedente esecutivo. Ciò significa quindi che, da agosto in poi, i duecento incursori italiani della Task Force 45 e i nostri elicotteri da guerra della Task Force Fenice potranno venire liberamente e stabilmente impiegati nella guerra contro i talebani nel sud dell’Afghanistan. E che le mille truppe italiane da combattimento dei due Battle Group attivi dalla prossima estate nel settore ovest potranno operare con le regole d’ingaggio Nato, quindi non dovranno più limitarsi a entrare in azione solo in caso di attacco talebano, ma potranno effettuare anche operazioni offensive preventive come fanno oggi le truppe Usa, britanniche e canadesi nel settore meridionale.
Con buona pace dell’articolo 11 della Costituzione, secondo cui “l’Italia ripudia la guerra”.

mercoledì 16 aprile 2008

SOS ENDOMETRIOSI

“Canto XXXV – Inferno”


Veronica Prampolini ha scritto un libro su una malattia che per molti è sconosciuta, l’endometriosi. “Canto XXXV – Inferno”, edizioni Mammeonline è un romanzo autobiografico che l’autrice ha iniziato a scrivere un anno fa durante la propria permanenza in Austria in una clinica per la fecondazione assistita. A Veronica, 35 anni di Reggio Emilia, una ragazza creativa e piena di vita, infatti l’endometriosi è stata diagnosticata proprio quando cercava di avere un bambino. L'endometriosi è una malattia cronica causata data dalla crescita anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, l’endometrio, in altri organi interni. L’endometriosi può intaccare le ovaie, le tube, il peritoneo, l’intestino, la vescica, provocando sanguinamenti interni, infiammazioni croniche, aderenze, tessuto cicatriziale e infertilità. Ogni mese, sotto gli effetti degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto endometriale che si diffonde al di fuori dell’utero va incontro a sanguinamento, così come accade nell'endometrio. Tale sanguinamento comporta un'irritazione dei tessuti circostanti, la quale dà luogo a formazione di tessuto cicatriziale e aderenze. Contro l’endometriosi non esistono cure farmacologiche, e spesso chi ne è affetto è costretto a sottoporsi a periodici interventi chirurgici. Il libro di Veronica serve per fare conoscere questa patologia a chi ne soffre senza saperlo, per testimoniare la propria sofferenza e perché questa malattia sia riconosciuta dallo Stato come patologia invalidante. La malattia coinvolge infatti 3 milioni di donne in Italia, 14 in Europa e 150 milioni in tutto il mondo.

Una malattia invalidante che dovrebbe essere riconosciuta anche dallo Stato. Perché non lo è?

A livello politico ci sono due onorevoli e una senatrice che stanno seguendo la cosa. Avevano un capitolo inserito in finanziaria per rendere l’endometriosi una malattia sociale. Poi è caduto il governo. Nel mio piccolo, sono appoggiata da un’associazione di reggio emilia l’Ape onlus (Associazione progetto endometriosi). Grazie a loro pubblicizziamo il libro e lo presentiamo nelle città durante i week end, da Palermo alla Svizzera e cerchiamo con quanto è possibile di cominciare a fare entrare l’endometriosi nel quotidiano delle persone. Il motivo per cui non è così nota è che è una malattia molto personale che colpisce le donne intimamente. È difficile che una donna parli dei propri dolori mestruali. La celiachia che colpisce 300mila persone, tutti sanno cos’è e in tutti i supermercati ci sono gli alimenti adatti a chi ne soffre. Noi dobbiamo fare delle visite costose in centri specializzati, dobbiamo allontanarci dal lavoro, nei casi più gravi ci sono donne costrette a perdere il lavoro senza alcun riconoscimento.

Ci parla del suo libro?
L’ho iniziato a scrivere l’anno scorso quando ero in Austria per una fecondazione assistita. Non c’erano libri che parlassero di questa malattia e quindi praticamente speravo che se l’esito fosse stato positivo sarebbe stata un’esperienza positiva da fare leggere a mio figlio, se invece - com’è stato - l’esito fosse stato negativo avrei cercato un editore. In tre mesi c’è stata la ristampa. Le donne che cercano su internet lo trovano. Nella prima parte del libro parlo delle mie giornate in Austria presso la clinica per la fecondazione, con tutte le cure ormonali, per l’altra metà parlo della malattia, una malattia cronica che non ha cura, di cui non si sanno le cause. C’è chi dice che è colpa dell’inquinamento chi dice che è ereditaria.

La cosa sconcertante è che nemmeno i medici, gli specialisti, sanno bene cosa sia l’endometriosi?
Sì, e infatti c’è un grave problema dil ritardo diagnostico. Ci vuole proprio un’attenzione e una cultura. Poi la malattia si manifesta in diverse forme, più o meno gravi. Io me ne sono accorta perché sto cercando un figlio e non viene. Anche in ambito universitario all’endometriosi sono dedicate soltanto 2 ore in tutto il corso di laurea. I sintomi sono troppo generici, il dolore mestruale è un dolore comune e spesso accade che le donne vengano trattate come isteriche perché se ne lamentano. Invece mettendo insieme una serie di informazioni, un medico bravo arriva alla diagnosi corretta. Si stanno anche organizzando corsi per i medici di base. Si spera che si accorcino i tempi della diagnosi. Pare anche che il numero di casi che malattia sia in aumento.

Sul suo blog ha inserito le testimonianze toccanti di molte donne su questa malattia. Com’è nata questa iniziativa?
Inizialmente il blog l’ho aperto solo per pubblicizzare il libro. Quando le donne hanno cominciato a raccontare delle proprie esperienze, donne che hanno perso organi importanti, un rene, la vescica artificiale, ho dato loro sostegno, pubblicando i loro racconti online. Con i giornalisti cerco sempre di buttarli sul blog perché è la cosa più interessante.

Fare un figlio rappresenta una sorta di cura per la malattia. Senza addentrarci troppo in spiegazioni di carattere medico, ci puo spiegare perché?
Siccome il problema è mestruale, un figlio ti toglie il problema per 9 mesi. Però il problema è che è difficile rimanere incinta. Anche sottoporsi a cure ormonali peggiora la malattia che si nutre di ormoni. Ci sono endometriosi leggere e altri più gravi, non voglio dire che tutte stanno male o hanno subito numerose operazioni. Io per esempio non ho assolutamente dolore.

Quanto internet può aiutare chi soffre di malattie come questa, nei forum, nei siti, nei blog come il tuo?
Purtroppo tanto. Molte hanno scritto o che il dottore ha detto loro di andare su internet a vedere cosa fosse la malattia o che si sono documentate e hanno fatto ricerche in autonomia.

Lei è stata costretta ad andare in Austria per la fecondazione assistita. In Italia non era possibile?
Sono andata in Austria proprio perché lì possono congelare gli embrioni, e quindi si potevano fare più tentativi di fecondazione, mentre in Italia non è possibile (dopo il referendum del 12 e 13 giugno 2005 che ha abrogato parzialmente la legge 40 del 2004 - ndr). Chi va all’estero lo fa sopratttutto per questo. È stata una legge troppo importante per metterla in mano a persone anziane, uomini, e a chi non può essere a conoscenza di questi argomenti. Anche mio padre non si è reso conto che mi ha votato contro in quel referendum.
Daniele Passanante

lunedì 17 marzo 2008

AFGHANISTAN: Notizie scomode...

Solo nel 2007 la Nato ha ucciso almeno 500 civili
afghani. Una notizia nata e subito morta.

Il rapporto annuale dell'Afghanistan Ngo
Safety Office (Anso),
organizzazione che monitora la
sicurezza per le Ong presenti in
Afghanistan,
informa che nel 2007 la guerra nel Paese asiatico

ha ucciso duemila civili afgani, un quarto dei
quali- circa cinquecento - vittime di bombardamenti
aerei e della Nato.

Un classico esempio di censura soft.
L'imbarazzante notizia è stata diffusa il 20 gennaio
dall'Associated Press e il 4 febbraio dalla Reuters
con delle piccole differenze: le vittime civili
della Nato sono state 525 secondo Ap e
480 secondo Reuters.
Ma la tecnica comunicativa adottata è stata identica:
una breve citazione nascosta tra le righe di
dispacci riguardanti fatti di cronaca.
Ovviamente, la notizia non è stata ripresa
da quotidiani e televisioni: morta appena nata.
Non è stata censurata, ma si è fatto in modo che
nessuno se ne accorgesse.

Noi ce ne siamo accorti, per puro caso,
settimane dopo.


Truppe Nato


truppe nato








EFFETTO COLLATERALE DELLE STRATEGIE NATO.
L'anno precedente, 2006, i civili uccisi dalla
Nato in
Afghanistan erano stati la metà ,
circa 230.
Il drastico aumento è l' 'effetto collaterale'
della strategia

più aggressiva adottata dalla Nato nel 2007:

-forte aumento delle truppe da combattimento schierate,
-intensificazione dei bombardamenti aerei
-ricorso a vaste offensive terrestri.

Una strategia che,oltre a raddoppiare le vittime
civili
, non ha avuto nessuna efficacia militare
contro i talebani
che, anzi, sfruttando il
risentimento popolare per le stragi
di civili,
hanno guadagnato consenso fra la popolazione afgana.

Ma il Pentagono e la Nato non fanno una piega e
tirano
per la loro strada: più truppe e più morti.
da Peacereporter.net

mercoledì 20 febbraio 2008

ABORTO: UN NOSTRO DIRITTO

8 MARZO 2008 centenario della giornata internazionale della donna

Si svolgerà a Roma una grande manifestazione unitaria CGIL, CISL e UIL per la giornata dell’8 Marzo.
Da questa iniziativa si avvierà un lavoro finalizzato alla costruzione della Piattaforma di genere Unitaria.

La manifestazione si terrà a Roma, in Piazza Navona alle ore 15.30 e sarà preceduta da un corteo che partirà da Piazza Bocca della Verità alle ore 14.00, con concentramento alle 13.30.

Questa è la tanto incredibilmente discussa legge: (una parte)

4. Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e’ avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405 (2), o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia (2/cost).

Il nostro diritto ad abortire è e deve restare intoccabile. La nostra dignità e il diritto di decidere per noi stesse e per chi potrebbe dipendere da noi è semplicemente inaudibile.
Non capisco come nel 2008 possano esistere persone così ottuse,o forse meglio dire egocentriche ed egoiste che cercano di creare problemi inutili e dannosi.
(vedi Giuliano Ferrara... Vergogna!!!)

E ancora,la chiesa!! Sempre lei in quest'Italietta ormai ridotta ai cenci,dove il lavoratore è un poveraccio ricattato, cosa ne sa della famiglia e dei problemi/gioie che essa comporta alle persone? Loro che la famiglia non l'hanno mai avuta!!!!
Se fossero così "Illuminati" come dicono e così santi e beati, capirebbero...
E invece sulla miseria della gente la chiesa ci marcia e basta! ...Specie in Italia.



martedì 29 gennaio 2008

BUONE NUOVE DALL'AUSTRALIA

Tre mesi fa era arrivato il primo risarcimento di sempre, ma solo a una persona. Ora, grazie alla decisione del governo dello stato di Tasmania, saranno invece 106 gli aborigeni che verranno risarciti per aver fatto parte della “Generazione rubata”. A loro saranno destinati 5 milioni di dollari australiani (circa 3 milioni di euro), in quello che rappresenta il primo risarcimento collettivo per la tragedia umana che ha colpito decine di migliaia di bambini nativi sottratti ai genitori e dati in adozione a famiglie bianche, tra il 1915 e il 1969.

Ma il governo australiano tentenna. “I bambini aborigeni che furono tolti ai loro genitori, per la sola ragione di essere aborigeni, si videro negato il diritto di crescere in una famiglia”, ha detto il primo ministro della Tasmania Paul Lennon, esortando altri stati australiani e il governo federale a fare altrettanto. “Spero che il primo ministro Kevin Rudd guardi alla Tasmania e veda cosa siamo stati capaci di fare qui”, ha aggiunto Lennon. Ma il nuovo premier laburista, che a novembre ha sconfitto il liberale John Howard dopo 11 anni di governo, non sembra disposto ad arrivare fino a quel punto. Rudd ha promesso scuse formali agli aborigeni per i torti commessi da Canberra in quel periodo storico – cosa che Howard si era sempre rifiutato di fare – ma ha escluso risarcimenti collettivi (gli attivisti per i diritti degli aborigeni avevano chiesto 600 milioni di euro). “Preferiamo destinare questi finanziamenti ai servizi sanitari ed educativi, e per aiutare le persone coinvolte a rintracciare i loro parenti”, ha detto il ministro per gli affari aborigeni Jenny Macklin.

Alessandro Ursic da Peace Reporter

martedì 15 gennaio 2008

CAMPO ROM, SERBIA

DISCRIMINAZIONE AUTORIZZATA




Si parla spesso in questo periodo dei
Rom,del loro modo di vivere,della loro
misteriosa cultura così diversa dalla
nostra tanto che vengono discriminati
a prescindere.
Sento dire in giro "Loro hanno proprio
la cultura del rubare",ma io chiedo:
Ma ti sei mai informato della loro
cultura? Hai mai letto un libro che ne
parla? Hai mai parlato con uno di loro per
solo 5 minuti?? Gli hai chiesto del
perchè sia fuggito dal suo paese
(si,fuggito!,perchè dalla miseria
si fugge!)e perchè vive nelle
baracche nelle nostre peggiori periferie!?
Roba dell'altro mondo!!
Ti lamenti perchè i Rom stiano tutto
il giorno a chiedere le elemosina e a
rubicchiare!Ma tu glielo daresti il lavoro
a uno di loro?Si ma un lavoro VERO!!
Se solo ci togliessimo il paraocchi e
un pò do egoismo...















Lei è Gabriela,del campo Rom di Belgrado.
E' bellissima.

I ragazzi Rom insieme con i genitori
a girano per la capitale serba con i
loro precari mezzi raccogliendo
i rifiuti che poi portano al campo dove
vengono smistati. Di seguito le imprese
di nettezza urbana di Belgrado vengono con
i camion e raccolgono i rifiuti che poi
verranno riciclati.
Il comune di Belgrado paga 2euro al mese
ogni Rom lavoratore che chiaramente non
viene assicurato.
I Rom vivono in baracche nella discarica.

Questo è il mezzo principale con cui
i ragazzi girano per la città
raccogliendo l'immondizia dei Belgradesi.


Le loro case


La loro simpatia


lunedì 14 gennaio 2008

La mia tribù


Troppo forte il contrasto,troppo violento il salto. Prima viveva in una tribù, dove tutto era comprensibile. L'organizzazione tribale garantiva almeno una cosa: L'equilibrio di vita. L'uomo sapeva che dalla situazione X si usciva nel modo Y, perchè così insegnava l'usanza. In città, invece, l'uomo è solo.


Da"La prima guerra del football
(e altre guerre dei poveri)
R. Kapuscinski